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Cartolarizzazione dei crediti: cos’è, tipologie e normativa

Il mondo degli ultimi anni ha vissuto una serie di eventi estremamente impattanti sull’intera società, soprattutto dal punto di vista economico. Pandemia, guerre, caro bollette, inflazione e tassi di interesse alle stelle (ne ha parlato anche il nostro Direttore Operativo nel suo intervento al CVSpringDay 10°). Tutto ha così portato a ridurre la capacità di spesa di famiglie e aziende italiane, aumentando di conseguenza i soggetti insolventi. A proposito di questo, tra le procedure utili per gestire e recuperare insoluti, non si può non parlare di cartolarizzazione dei crediti, disciplinata dalla legge n°130 del 30 aprile 1999 e successive modifiche. 

Di cosa si tratta? Lo scopriamo subito.

Carte di credito

Cos’è la cartolarizzazione dei crediti?

Partiamo da una definizione. A livello tecnico, per cartolarizzazione si intende una forma di cessione a titolo oneroso di uno o più crediti vantati. Attraverso questo processo, dunque, un creditore può cedere i propri crediti a una società veicolo (identificabile con l’acronimo SPV, Special Purpose Vehicle), che emette dei titoli obbligazionari per pagare il prezzo degli stessi. Titoli che poi vengono collocati presso degli investitori.

In questo modo, il rischio relativo al credito viene trasferito da chi cede il credito ai titolari delle obbligazioni emesse dalla società veicolo. Di fatto, quest’ultima diventa un vero e proprio intermediario tra creditori iniziali e investitori stessi.

Ora, per semplificare, sintetizziamo la cartolarizzazione in tre step:

  1. Il cedente trasferisce un insieme di crediti pecuniari, a titolo oneroso, a una società di cartolarizzazione (società veicolo).
  2. La stessa società emette dei titoli per finanziare l’acquisto dei crediti ceduti.
  3. I flussi finanziari generati dai crediti ceduti vengono poi destinati al rimborso degli interessi e del capitale dei titoli emessi.

E quale sarebbe il vantaggio di fare tutto questo? 

Molto semplice. Il cedente ha l’esigenza di ripulire i propri bilanci da crediti potenzialmente in sofferenza, ovvero crediti che con molta probabilità non verranno mai incassati, oppure recuperati solo dopo procedure lunghe e costose. Attraverso la cartolarizzazione, invece, riesce ad ottenere immediata liquidità, mantenendo in ordine i conti.

Liquidità immediata dalla Cartolarizzazione dei crediti

La normativa di riferimento

La cartolarizzazione, inizialmente di origine anglosassone, è stata aggiunta nel nostro ordinamento attraverso la L. n. 130/1999, modificata ed integrata dal D.L. n. 145/2013 convertito dalla L. n. 9/2014.

Un po’ come detto in apertura, il testo definisce un’operazione finanziaria in cui un soggetto cede crediti ad una società veicolo tramite un corrispettivo economico, ottenuto con l’emissione e il collocamento di titoli obbligazionari presso investitori.

La stessa procedura è stata anche disciplinata in ambito comunitario. A farlo è il Regolamento (UE) 2017/2402 (c.d. Securitisation Regolation), in vigore dal 1° gennaio 2019 e poi modificato dal Regolamento 2121/557 del 2021. Qui viene fornito un unico quadro regolamentare in materia di cartolarizzazione, applicabile allo stesso modo in tutti i Paesi dell’UE. Aspetto che ha ovviamente contribuito alla crescita e all’aumento di queste operazioni sul mercato europeo.

Quali sono tutti i vantaggi della cartolarizzazione dei crediti?

La cartolarizzazione presenta una serie di vantaggi concreti e significativi, sia per gli emittenti che per gli investitori.

  • Per gli emittenti, infatti, permette di trasformare tutte le attività “illiquide”, come crediti o prestiti, in titoli negoziabili, migliorando così la gestione del bilancio.
  • Agevola inoltre la dispersione del rischio, permettendo al cedente di trasferire specifiche attività a un veicolo giuridico dedicato (la SPV, appunto).
  • D’altra parte, gli investitori possono vederla come una valida opportunità di investimento, dato che tutti i titoli coinvolti sono sicuri e dal rendimento stabile, garantiti da flussi di cassa reali.
  • In generale, si tratta di un ottimo modo per migliorare la liquidità e per creare opportunità d’investimento sul mercato finanziario.
Crediti insoluti

Tipi di cartolarizzazione

Nel vasto panorama della cartolarizzazione emergono cinque principali modelli, ognuno con peculiarità e applicazioni specifiche. Vediamone una rapidissima carrellata.

  • Cartolarizzazione Tradizionale
    È uno schema consolidato nel panorama finanziario, quello di cui abbiamo parlato finora. Il creditore cedente trasferisce attività illiquide a una struttura giuridica separata (SPV), che emette titoli garantiti da tali attività per gli investitori.
    • Cartolarizzazione Sintetica
      Un’operazione che trasferisce il rischio di credito senza cedere la proprietà del portafoglio, mediante contratti di Credit Default Swap. L’originator, in questo caso, mantiene il controllo diretto sulle attività.
    • Cartolarizzazione Revolving
      In questo caso, la SPV emette titoli contenenti crediti ceduti periodicamente dal soggetto cedente. Gli investitori ricevono così interessi e capitali in due periodi: revolving e ammortamento.
    • Cartolarizzazione tramite Conduit
      I crediti vengono ceduti a un veicolo detto Conduit, che emette un Asset Backed Commercial Paper (ABCP). La flessibilità di questa tipologia permette l’inclusione semplice di nuovi crediti, facilitando l’aggiornamento del portfolio.
    • Cartolarizzazione Repackaging
      Infine, in questa tipologia vengono ceduti titoli generati da precedenti operazioni di cartolarizzazione. In questo modo, offre un’opportunità unica di ottimizzare la gestione del rischio e migliorare la redditività.

    Cessione del credito e cartolarizzazione: quali sono le differenze?

    Cartolarizzazione dei crediti e cessione del credito sono due cose ben distinte, su diversi livelli. 

    Innanzitutto, l’operazione di cartolarizzazione va pubblicata in Gazzetta Ufficiale, così da assicurare l’efficacia della cessione a terzi e semplificare la pubblicità d’intervento. Di conseguenza, non sarà necessario notificare la cessione al debitore d’origine del credito ceduto.

    Per entrambe le operazioni, invece, vale quanto previsto dall’articolo 1263 del Codice Civile, secondo cui le garanzie personali e reali che assicurano il credito lo seguono nel trasferimento al cessionario. Ma se la cessione riguarda più crediti, in base alla legge 130/1999, questi dovranno essere individuabili in blocco, a garanzia della loro omogeneità giuridico-finanziaria.

    Infine, aggiornamenti normativi, come la legge 96/2017, consentono alle società di cartolarizzazione di concedere finanziamenti per migliorare il recupero dei crediti e di acquisire strumenti partecipativi per favorire il ritorno in bonis del debitore ceduto. Ulteriori precisazioni sono contenute nella legge 145/2018 e nel D.l. 34/2019.

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